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Gli scherzi innocenti dei bambini
Info dal mondo, articoli e curiosita`Postato il Lunedì, 12 ottobre @ 12:05:00 CEST di webmaster
Gli scherzi innocenti dei bambini (ogni riferimento a fatti o personaggi reali e’ puramente casuale) ........................................................................................................................ Federico, uscendo di casa alla solita ora, come ogni mattina getto’ uno sguardo falsamente distratto allo specchio dell’ingresso. Si compiacque della sua immagine austera, della divisa scura che ricadeva perfetta, della piega impeccabile dei pantaloni e dei guanti bianchi immacolati.

Sotto il cielo scuro d’inverno, la luce del mattino pareva stanca ed addirittura torbida, ma ugualmente i bottoni della sua giacca ed il distintivo del suo cappello da Vigile urbano mandarono un luccichio. Con gesto automatico, Federico abbasso’ la visiera, e i suoi occhi quasi scomparvero sotto l’ombra. Egli respiro’ l’aria umida del giorno, e si avvio’ guardandosi intorno, provando come ogni mattina la sensazione gonfia del potere che la sua divisa gli conferiva. ........................................................................................................................................................................... “Ne voglio trovare un altro oggi… e fare una bella multa con verbale, se non un ritiro di libretto “ mormoro’ i frammenti di un discorso che si faceva puntualmente. Federico cercava i Vans. Lo faceva con cura maniacale, con una punta di piacere sottile. Erano strane creature per lui, quei furgoni. Nel fondo di se stesso li riteneva fin troppo belli, troppo lucidi, troppo particolari: addirittura quasi vivi, e per di piu’ dotati di spiccata personalita’. Erano troppo sfacciati, con i loro colori luminosi, troppo consci di suscitare ammirazione . Non li poteva sopportare perche’ gli piacevano troppo, ed invidiava chi li guidava. E celava la sua ammirazione dietro un odio profondo, dietro il continuo ed incessante lavoro per cercarli, fermarli e multare i loro (troppo fortunati!) possessori. ............................................................................................................................................................................ “Se hanno soldi da spendere in quelle scemenze, ne hanno anche per le multe!” spiegava a se stesso. Poiche’ non riusciva a possederne uno, li voleva umiliare tutti in virtu’ della divisa che indossava. Si ricordava una per una le facce meravigliate ed infuriate dei vanners che fino ad allora aveva multato: uno per la moquette interna, l’altro per la ruota di scorta appesa fuori, un altro per la marmitta laterale, un altro ancora per gli specchietti. E loro non potevano fare nulla contro il suo potere, e se proferivano una parola in piu’, si sarebbero beccati un verbale per insulto a pubblico ufficiale. ................................................................................................................................................................................ C’era una macchina parcheggiata male che bloccava un autobus in una curva: Federico chiamo’ per radio un aiuto, e poi se ne ando’ via, per le sue solite occupazioni giornaliere. Il tempo passo’ come al solito. Come al solito fino al pomeriggio, quando passeggiando, controllando le macchine in sosta, Federico giunse senza accorgersi in una zona che non conosceva. Una sagoma insolita, da una strada sterrata che si spingeva verso la campagna, richiamo’ la sua attenzione. ................................................................................................................................................................................ Non c’era dubbio, era un Van! E che Van stupendo! La vernice era di un bianco purissimo, quasi madreperlaceo, eppure sembrava assumere tutti i colori dell’arcobaleno colo cambiando l’angolazione del campo visivo. La calandra anteriore era modificata ed abbassata fino a terra. I fari, tre per parte, incassati e raccordati in modo esemplare. Le ruote erano nere e lucide, come se non avessero mai percorso un metro di strada. Il cristallo anteriore era cupo, e pure quello dei finestrini laterali non permetteva di gettare alcun sguardo all’interno. ............................................................................................................................................................................ Federico giro’ intorno al Van. Tutta la carrozzeria era perfettamente raccordata e ogni smusso levigato. Non riusciva a comprendere di che marca il furgone fosse in origine, da tanto era stato modificato. Un minaccioso paraurti in acciaio terminava proprio al centro del muso con una piccola freccia rivolta verso il basso. E sulla freccia era inciso un nome “Abbadon”. ................................................................................................................................................................................. Non c’erano altri finestrini, ne’ oblo’, ma Federico noto’ che le gomme posteriori erano di una misura non consentita. Con un sorriso sottile e trionfante estrasse il taccuino ed inizio’ a prendere nota di cio’ che non era regolamentare. Cerco’ anche di leggere il bollo dell’assicurazione e quello di circolazione, ma erano messi in alto e il sole faceva brutti scherzi quel pomeriggio: andava e veniva dietro le nuvole e giocava sui riflessi scuri del cristallo. Federico non riusciva a leggere nessuna lettera. ................................................................................................................................................................................ “Un verbale non glielo toglie nessuno… e poi sono certo che non ha il libretto in regola…. Multa, verbale, ritiro del libretto.. questo lo concio io bene!!” si disse, mentre la sua rabbia lo tramutava quasi in furore per non poter leggere il bollo. Lascio’ perdere, e si abbasso’ per leggere il numero di targa. Ed impreco’, perche’ non c’era. .............................................................................................................................................................................. -Andiamo bene! – stavolta pronuncio’ a voce alta. Fece un altro giro attorno al Van, C’era la targa dietro, o qualcosa che poteva assomigliarle, ma era incassata nella portiera e sotto lo stesso cristallo scuro dei vetri. ................................................................................................................................................................................. Allora Federico bestemmio’. Una goccia di sudore rigo’ la sua guancia. “ Non rimarra’ qui a lungo ancora, in questa strada che non porta da nessuna parte…. Prima o poi tornera’ il a’ il proprietario ..e io l’aspetto!” esclamo’ a denti stretti. ............................................................................................................................................................................. Il sole era un globo di colore arancio freddo, e andava oramai scomparendo fra le nebbie dense del tramonto d’inverno. Federico provo’ un brivido e decise di entrare in un bar a bere qualcosa, un caffe’ o un liquore. Cosi’ si avvio’ verso la strada asfaltata che vedeva di fronte a se’, ma ogni tanto si girava a verificare che il Van ci fosse sempre. ........................................................................................................................................................................... Bevve di un fiato unico il bicchierino di grappa, rimproverandosi un poco anche di infrangere il regolamento, ma ripenso’ al Van e si vide trionfante con il libretto di circolazione: dimentico’ il freddo e le norme del Corpo a cui apparteneva, e si precipito’ fuori. Aveva il cuore in gola per la corsa che aveva fatto fino al viottolo ma iI Van era sempre li’, sornione e misterioso come un gatto che dorme, eppure pronto a graffiare. La luce, l’ultima, mori’ a poco a poco mentre la nebbia dai campi laterali inondava il viottolo. Si accesero i lampioni, anche quello sopra il Van parcheggiato. La verniciatura assunse una tinta verdastra. ......................................................................................................................................................................... -Toh.. che strano… - mormoro’ Federico, e fece per sfiorare la calandra anteriore. Ritrasse la mano di scatto: pure attraverso i guanti bianchi aveva avvertito una sensazione di calore e morbidezza. I sei fari lampeggiarono per una frazione di secondo. La lama sottile e profonda di luce taglio’ la fitta nebbia e poi si confuse in un chiarore uniforme. “ Questo e’ l’antifurto” si spiego’ Federico “sta arrivando il proprietario”. Si sistemo’ il cappello e si appresto’ a togliere i guanti. ............................................................................................................................................................................ Il tempo passo’ pero’ senza che nulla succedesse: il viottolo rimase vuoto di suoni ed intanto la nebbia si infittiva, e pareva che tutto si isolasse dal modo reale e banale. Federico provo’ per la prima volta in vita sua la sensazione dell’impotenza e del ridicolo, SI vide per un attimo per cio’ che era: un povero infreddolito vigile perso in un viottolo di campagna, in attesa di un qualcuno che pareva prendersi gioco di lui. Si slancio’ sul van, e si appoggio’ con le mani sul cofano per scuoterlo violentemente, per sfogare la sua rabbia. Uno strano suono entro’ nel suo cervello, ma non perche’ l’aria lo avesse diffuso: Era un suono dolce e tenero, pareva la risata di un bambino piccolissimo ed indifeso. E poi, successe tutto in un luogo e un tempo che non appartenevano alla razionalita’. ................................................................................................................................................................................ Dal fondo del viottolo, accompagnata dal rumore rabbioso di un motore al massimo dei giri, una luce violenta colpi’ proprio negli occhi Federico. Un secondo Van, minaccioso e possente, lo inchiodo’ nel cono dei propri fari, al pari di un coniglio abbacinato. A Federico parve di riconoscere il secondo: lo aveva gia’ visto in precedenza. Riconobbe l’azzurro del suo fondo, e il disegno di uno squalo, ma questo van era letteralmente fatto di acqua di oceano ribollente e increspato di schiuma bianca, e c’era l’odore del salmastro, e la carrozzeria era di onde continue che si sovrapponevano e si accavallavano e ruggivano, non c’era confine tra luce ed acqua, era qualcosa di incredibile ed indescrivibile. -No.. non e’ possibile… - mormoro’ terrorizzato Federico. Ma arrivo’ un terzo Van alle sue spalle e questo era rosso. Rosso come il sangue, ed altrettanto vivo e pulsante di vita come un cuore che batteva. Poi fu la volta di un quarto, che arrivo’ in un turbinio di fiamme e scintille, perche’ era fatto di fuoco rabbioso, ed investi’ con una vampata di calore il povero Federico. E lui cadde a terra, con la bocca che tremava, incapace di pronunciare una singola parola e gridare per cercare aiuto. Ma aiuto da chi? E perche’? Era sicuro di non sognare e immaginare tutto? Ne arrivo nel frattempo un quinto, accompagnato dal fischio acuto e prolungato di un turbo in funzione, e luccicava di tutti i colori dell’arcobaleno, e forse anche altri colori che Federico non aveva mai visto e non avrebbe mai piu’ riveduto. ............................................................................................................................................................................. A mano a mano che i van arrivavano, si disponevano in circolo lasciando il vigile al centro, ed illuminandolo con lampi di luce nettissima. Ma ancora altri giungevano, puntando i loro occhi su di lui, ce n’era uno che era d’erba d’estate, ce n’era un altro che arrivava dalle profondita’ piu’ misteriose dello spazio dopo eoni di viaggio attraverso un Universo parallelo. Poi Marylin Monroe gli strizzo’ l’occhio e dischiuse la labbra da una fiancata di un van, e i suoi fianchi tondi si mossero come ad invitarlo. Ma Federico sudava freddo, ed aveva un pezzo di ghiaccio al posto del cuore. Se ne aggiunsero altri dieci, e altri ancori, fino a che tutto fui solo luce e terrore attorno al vigile. Fu allora che Federico chiuse gli occhi, e grido’ un “Nooooo!” fortissimo, coprendosi la testa con le braccia incrociate. Ma fece in tempo ad udire piu’ chiara la risata di bimbo che aveva inteso all’inizio. Una mano gli sfioro’ una spalla. Quando sollevo’’ la testa, davanti a lui una creatura dalla pelle bianchissima, con gli occhi allungati che brillavano di luce rossa e il mento a punta, pareva sorridergli di compassione. -Che ti succede amico? Hai bisogno di qualcosa? – gli sussurro’. Con orrore, Federico si accorse che la figura emergeva dal busto in poi dalla fiancata di un furgone. Era il disegno di un lato! Ma era vivo! Il vigile non resse piu’ e perse i sensi. Si ritrovo’ dopo quanto tempo nel bar in fondo alla strada. Lo stavano scuotendo con gentilezza ma decisione, aveva un bicchiere vicino alle labbra, perche’ qualcuno tentava di fargli bere un liquido forte. Appena si riprese, domando’ : - Dove sono finiti tutti? – -Tutti chi? – - I furgoni! I vans che erano nella strada piu’ avanti! – Ottenne come risposta solo una alzata di spalle. -L’abbiamo trovato svenuto, e lo abbiamo portato qui. Fa molto freddo stasera. Perche’ e’ ancora in servizio a quest’ora? – Federico stava per ribattere qualcosa, ma si morse le labbra: nessuno mai gli avrebbe creduto. -Vado a casa… - si limito’ a dire. -Si’, e’ meglio che vada a casa ! – rispose una voce in milanese. Federico usci’ senza guardarsi alle spalle e, tanto meno, guardare verso il viottolo. Chissa’ perche’ da allora, se un VAN arriva ad un incrocio e passa con il giallo, Federico si gira dall’altra parte e fa finta di non vederlo neppure. ............................................................................................................................................................................. La Strega

 
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